In termini puramente tecnici, io sono una “Summer Soft”: per la verità sono talmente “Soft” che sono border-line con l’“Autunno Soft”, questo mi permette di spaziare nel mio range di colori e di lasciarne alcuni che confinano con la “Summer Light”.
Cosa vuol dire tutto questo? Che c’è un modo professionale e oggettivo per parlare dei colori e che questi ci definiscono sempre, volente o nolente.
I nostri colori e forme ci definiscono, dunque? Sì.
Pertanto meglio che lo facciano con Stile!
Cos’è lo Stile?
Dal latino, ‘penna’, derivante dalla radice ‘pungere’: lo stile, in antichità, era infatti la ‘penna’ con cui si scriveva sulle tavolette cerate, incidendole. Il passaggio ulteriore di significato è di un’eleganza enorme: lo stile diventa il modo di scrivere proprio di un individuo; diventa il sinolo (ossia l’unione) di grafia, ritmo, tono, taglio di pensiero, lessico ed ogni altro fattore che oggi, intuitivamente, ricomprendiamo nello stile di scrittura. Passo ulteriore, ampliamento dell’orizzonte: lo stile diventa tutto ciò che caratterizza un individuo sotto un profilo estetico, squisito e vasto.
Ma cos’è per me lo Stile? Io sono profondamente convinta che ognuno di noi abbia le sue caratteristiche e che il mio compito sia “unicamente” quello di aiutare a definirle, rendendole coerenti e armoniche: così da stare bene, come mai prima d’ora, nei propri panni!
Cosa sono i Colori?
In antico, si attribuiva al colore la funzione di mascherare la vera essenza delle cose: basti pensare che l’etimologia della parola si ricollega alla radice sanscrita ‘macchia’, ‘nero’ e ‘oscuro’; ritroviamo la stessa radice nel greco ‘nero’ e ‘oscuro’; come pure nel latino celare ‘nascondere’ (nel senso di ‘rendere oscuro’). Quindi, il significato originario di colorare è ‘macchiare’ e ‘scurire’.
Ma cosa dovrebbero primariamente essere i colori? Un modo per valorizzarci oppure spegnerci. È sì, perché i colori che non ci valorizzano ci spengono. Questo “spegnimento” lo notiamo quando, ad esempio, le occhiaie sembrano scurirsi e/o quando si notano maggiormente i segni del viso e la pelle sembra essere più grigia o gialla.
Personalmente adoro tutti i colori! Ma, il punto focale, non è “i colori che mi/ci piacciono” bensì quelli che ci/ti valorizzano di più, tenendo in considerazione diversi fattori, fra cui:
- il lavoro che si svolge (e, quindi, se si indossa una divisa oppure no)
- se si fa un lavoro a stretto contatto col prossimo oppure se si lavora on-line
- se si frequentano eventi mondani, serate di gala o, perché no, anche serate con colleghi di lavoro o semplici amici
- se si ha una routine giornaliera ben marcata e quasi imprescindibile
- se si fanno sport e si indossa un abbigliamento sportivo ad hoc
- se si hanno degli hobby
- se si viaggia per lavoro
- se l’ambiente di lavoro (a casa e/o in ufficio) si può personalizzare con dei colori più valorizzanti per raggiungere l’efficacia comunicativa che si desidera e necessita avere.
Cos’è l’Armocromia?
Composta da armonia- (dal greco ‘accordo’, ‘proporzione’) e -cromia (sempre dal greco ‘colore’), nel campo della moda e della consulenza dell’immagine, è la teoria e l’analisi che mira a ridare potere e valorizzazione all’aspetto estetico della persona. Una vera e propria scienza al di là della percezione prima unicamente soggettiva dell’armonia che scaturisce dall’abbinamento di un dato colore con un determinato stato d’animo.
Nata nei primi anni ’20 da un pittore, designer e scrittore svizzero: Johannes Itten. Questi ebbe per primo un’intuizione mentre insegnava pittura: notò, infatti, che i soggetti dei dipinti, se contornati da colori in armonia, apparivano più belli, migliorando il loro incarnato e il colore di occhi e capelli. Fu così il primo ad associare le tavolozze di colori a 4 tipi di persone e ad associarle alle 4 stagioni (primavera, autunno, estate e inverno), accomunate ad ogni persona in base alla temperatura del loro incarnato (caldo e/o freddo) ed alle loro caratteristiche di intensità e contrasto. Negli anni ’50, passando dai film in bianco e nero al colore, a Hollywood si sentì l’esigenza di associare il colore all’attore/attrice per dargli/le più o meno carattere, intensità ed emozione.
Perché è pur sempre vero che, se scopro i miei punti di forza, scopro anche quelli di debolezza! E posso dare luce agli uni e/o agli altri, con consapevolezza e maestria (se ho imparato a farlo, certo!).
